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La Macchina Pneumatica di Boyle

Oggi per noi è normale comperare confezioni sotto vuoto ma in passato vi era la convinzione nell'assoluta impossibilità di generare il vuoto in natura. Dominava, infatti, la teoria di Aristotele, secondo il quale la natura aborre il vuoto (horror vacui): essa fu messa in discussione solo alla metà del 1600.
L'esperienza della colonna d'aria (barometro) di Torricelli del 1644, con la quale fu possibile dimostrare l'esistenza della pressione atmosferica e ipotizzare la formazione del vuoto nel tubo rimasto libero dal mercurio, produsse un trauma profondo tra gli scienziati e i filosofi che si impegnarono in discussioni per confermare o contestare l'esistenza del vuoto.
Von Guericke mise a punto, intorno al 1655, una complessa pompa che poteva estrarre l'aria dai recipienti a tenuta. Grazie a questa, allestì uno spettacolare esperimento a Magdeburgo, alla presenza di tutti i cittadini: due calotte emisferiche perfettamente combacianti, entro le quali era stata tolta l'aria con la pompa da lui inventata, erano spinte dal peso dell'atmosfera l'una contro l'altra con tale forza che occorrevano 16 cavalli contrapposti per separarle.
La pompa aspirante fu notevolmente perfezionata da un fisico irlandese, Robert Boyle, che realizzò numerosi esperimenti servendosi di campane di vetro, private di aria grazie alla pompa.
Pirro Maria Gabbrielli, fondatore della Accademia dei Fisiocritici nel 1691, ingegno molto versatile, per tenere fede al motto degli accademici veris quod possit vincere falsa (che si possa vincere con la verità il falso), volle avere a disposizione una macchina per fare il vuoto. La costruzione della macchina (detta anche antlia boiliana) durò molto tempo, perché né Gabbrielli né gli altri accademici l'avevano vista. Quando fu pronta alla fine del 1699, cominciarono a fare esperimenti pubblici, che proseguirono per quasi tutto il 1700, seguiti dagli spettatori senesi che applaudivano attoniti. Con queste dimostrazioni facili e accessibili a tutti gli "indagatori della natura" (questo significa "fisocritici"), già alla fine del seicento, cercavano di spogliare la ricerca scientifica da quanto di esoterico e misterioso l'aveva avvolta fino ad allora.
Spettacolare e convincente era quando veniva fatto il vuoto nella campana e vesciche, prima svuotate dell'aria, si gonfiavano. La poca aria residua in esse, non essendoci più il contrasto della pressione atmosferica, bastava infatti a gonfiarle: reimmettendo l'aria nella campana le vesciche tornavano a sgonfiarsi. Oppure quando la fiammella della candela si spegneva rapidamente, o la chiara d'uovo si gonfiava, o una lastra di vetro si spaccava, o un organino suonava quando viene reimmessa l'aria, ecc.


Ricostruzione della Macchina di Boyle

Robert BoyleRobert BoyleTorricelli
Von Guericke

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