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Mostra 'Avifauna scomparsa nella Provincia di Siena' (Accademia dei Fisiocritici, 22 Marzo - 15 Novembre 1999) a cura di Nicola Baccetti e Fabrizio Cancelli.
Gli uccelli costituiscono una delle componenti più vistose e suggestive dell'ecosistema. Da quando esistono forme di civiltà umana (e anche da prima, se si considera l'uso alimentare che da decine di millenni ne viene fatto) hanno convissuto al nostro fianco in maniera tutt'altro che insignificante, con fasi di alterna fortuna, con interessi puntati - nel tempo - ora verso una, ora verso un'altra specie. Falchi e ibis assurti al ruolo di divinità nell'antico Egitto, cigni stupratori di fanciulle nella mitologia greca e protagonisti, tutti gli Uccelli insieme, dell'omonima commedia di Aristofane. Ignari migratori che decidevano le sorti di ignari umani quando tra i romani era in voga un'élite di bird-watchers ante litteram. E chi più ne ha più ne metta, cucinati in tutte le salse, immortalati in tutte le forme, come simboli, elementi decorativi o soggetti principali: da Federico II a Raffaello, Ibsen, Fucini, Leopardi, Disney.
Pare lecito chiedersi, a questo punto, cosa ne sia venuto loro. Ovvia risposta: poco di buono. Ma, almeno, tutto il tempo che l'Uomo ha passato a guardarli o ad acchiapparli ha lasciato traccia: per nessun altro gruppo animale, certamente, le informazioni storiche sono state registrate in maniera così abbondante e descrittiva. Non si hanno così tanti e diversi dati storici neppure sui mammiferi, ben più importanti degli uccelli, senza dubbio, sotto il profilo della domesticazione, della competizione e dell'economia umana in genere. Si sa poco o nulla della presenza, negli ultimi secoli, della lince sull'Appennino: un predatore importante di animali anche allevati dall'uomo, che sparisce senza lasciare una reale traccia letteraria o iconografica che sia. Al contrario, si sa per certo che l'oca collorosso, uno tra i tanti uccelli migratori e per giunta nidificante solo nella remota penisola siberiana del Taymyr, 4000 anni fa giungeva a svernare fino al delta del Nilo, poi si è man mano ritirata verso il Caspio, e adesso tende a tornare verso ovest, insediandosi ogni inverno sul Mar Nero, con stormi di entità ormai nota con accuratezza quasi prossima all'unità. E' noto che un tempo covavano a Castiglione della Pescaia centinaia di cormorani, e che un bel giorno, nel 1898, le taccole si insediarono a San Gimignano, potendo poi colonizzare Siena.
Da qui a dire che sugli uccelli si sa "tutto", comunque, ce ne corre. Il Senese é un territorio noto, a questo riguardo, in maniera particolarmente scarsa. Soprattutto relativamente al passato. Da qui il senso della mostra organizzata presso l'Accademia dei Fisiocritici, dal 22 Marzo al 15 Novembre 1999. "Avifauna scomparsa in provincia di Siena" è il titolo della rassegna espositiva, basata su preparati ottocenteschi scelti tra le ricche collezioni che l'Accademia conserva. Questa hit-parade di sfortunati volatili comprende ben 11 specie di uccelli che, nell'arco di vita dell'Accademia stessa, hanno cessato di esistere nelle nostre campagne.
Dal candido Capovaccaio, o avvoltoio degli egizi, che un tempo volteggiava maestoso nei cieli delle Crete (e già nell'Ottocento doveva averne buscate sode), alla "banale" Starna che, gettonatissima dai cacciatori, si è estinta anche nel resto d'Italia per poi essere reintrodotta con soggetti centro-europei s carsamente adattabili alle nostre estati. Specie che dimoravano stabilmente fino alle mura urbane di Siena, specie che arrivavano solamente per riprodursi durante la buona stagione, o che venivano qui a passare l'inverno, o che sostavano per qualche giorno e basta. Il quadro è quanto mai vario, come varie sono le cause della scomparsa di ciascuna. Sempre colpa dell'uomo? Quasi. L'eccezione più significativa, a questo riguardo, è quella del Corvo comune. Le nere falangi di questi uccelli migratori, che d'autunno si riversavano a fiumi nelle nebbiose campagne chianine, non arrivano più senza che i nostri nonni le abbiano mai molestate più che tanto. Hanno semplicemente cambiato rotta, accorciando il viaggio, per effetto della minor rigidità invernale.
Il caso del Chiurlottello, elegante trampoliere dal becco sottile a forma di falce, é certamente il più grave di tutti. Arrivava nel Senese solamente di passaggio , diretto verso le coste meridionali del Mediterraneo, dove era presente in stormi immensi. C'é chi diceva che era buono da mangiare e pure un po' stolto, chi ha ritenuto indispensabile per il progresso della società eliminare certe "malsane" paludi in Terra di Lavoro: non si sa bene di chi sia stata la colpa maggiore. Fatto sta che ora l'estinzione totale della specie appare inevitabile, a meno di miracoli. Potremo quindi assistere tra breve, in diretta, a un fatto triste che ormai, nella civile Europa, non accadeva da un secolo e mezzo: da quando, nel 1844, l'ultima Alca impenne fu presa a bastonate su una remota isola dell'Artico.
A conclusione dell'itinerario espositivo, sono stati presentati una breve sezione di bibliografia storica sull'avifauna del territorio senese ed una serie di informazioni su contatti utili per i più interessati all'argomento. Esiste infatti il Centro Ornitologico Toscano , con sede presso il Museo Provinciale di Storia Naturale di Livorno, che coordina in ambito regionale la realizzazione di indagini di monitoraggio dell'avifauna attuale. In queste indagini hanno abitualmente un ruolo attivo ricercatori professionisti come pure semplici appassionati. Il fine istituzionale del COT é ovviamente quello di raccogliere e tenere sempre aggiornate le informazioni necessarie alla tutela di una componente del patrimonio naturale - gli uccelli - dotata del massimo dinamismo e adatta a fungere da indicatore dei più vari malanni che affliggono l'ambiente in cui viviamo.
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