img41.gif Il periodo trascorso nella fiorente valle Aniana fu quello più felice della vita di Mattioli, che andò personalmente a cercare sui monti le erbe medicinali , a studiarne sugli antichi libri la storia naturale, a distillarle negli alambicchi.
“Avea si gran diletto che il cor me ne ridea e l’intelletto” poetava Mattioli, ispirato dalla sua Musa: Iatria , la dea della medicina, colei che rappresentava l’essenza e la potenza curativa della natura vivente.
In un noto erbario del tempo, detto “Erbario di Trento”, vediamo una pianta medicinale con due piccole mani nel fiore e tre volti nelle radici. Essa testimonia l’antica percezione intuitiva della natura umanizzata e magica di tipo prescientifico, che Mattioli superò, è vero, ma non opponendovisi, bensì inglobandola nella sua finissima sensibilità di ricercatore e scienziato umanista.