|
Il periodo trascorso nella fiorente valle Aniana fu
quello più felice della vita di Mattioli, che andò personalmente a cercare sui
monti le erbe medicinali , a studiarne sugli antichi libri la storia naturale, a
distillarle negli alambicchi.
“Avea si gran diletto che il cor me ne ridea e
l’intelletto” poetava Mattioli, ispirato
dalla sua Musa: Iatria , la dea della medicina, colei che rappresentava
l’essenza e la potenza curativa della natura vivente.
In un noto erbario del
tempo, detto “Erbario di Trento”, vediamo una pianta medicinale con due piccole
mani nel fiore e tre volti nelle radici. Essa testimonia l’antica
percezione intuitiva della natura umanizzata
e magica di tipo prescientifico, che
Mattioli superò, è vero, ma non opponendovisi, bensì inglobandola nella sua
finissima sensibilità di ricercatore e scienziato umanista.
|